Le prime notizie su Lavarone sono quelle accennate nei documenti riguardanti i signori di Caldonazzo: dal primo, del 1192, risulta che il Vescovo Adelpreto († 1177) aveva gente sull’altopiano di Lavarone che tagliava legna e faceva carbone, mentre i signori di Caldonazzo (Penzo) sostenevano di essere stati in possesso di quelle alture, percependo un affitto per i boschi.

Un altro documento del 1184, riportato dal Verci e dal Montebello, riporta che il Vescovo di Feltre aveva dei beni in Lavarone. Risulta pure che, poco prima dell’anno 1200, Varimberto di Caldonazzo, padre di Penzo, aveva già dei boscaioli sulla "Costa Cartura e nel bosco Vicino".

In un documento del 1276, per l’infeudazione del Covelo di Rio Malo ai Belenzani, si può leggere che esso è situato fra l’Ospitale (Ospizio) di Lavarone e quello di Brancafora. Questa è la più antica notizia di genere ecclesiastico che si ha di Lavarone, mentre si sapeva che, ma non si sa da quando, la circoscrizione ecclesiale del territorio era triplice: vescovile trentina (Folgaria), padovana (Brancafora) e feltrina (Calceranica). Il punto d’incontro dei confini delle tre diocesi era rappresentato da un grosso sasso situato a valle, dopo la frazione Piccoli di Lavarone, dove inizia il sentiero che scende verso Lastebasse. Sul sasso erano stati scolpiti i relativi tre scudi con le insegne di ciascuna Diocesi.

Il Comune di Lavarone, pur sotto la dinastia dei Caldonazzo - Castelnuovo, nel 1344, risultava già bene organizzato in una "Magnifica Comunità", retta da un regolano maggiore.

Nel 1487 Lavarone veniva saccheggiato due volte dagli uomini dei Sette Comuni, perché, come già fece Folgaria nel 1483, voleva sottomettersi a Venezia, in quanto il Doge dell’epoca aveva promesso una "carta dei diritti e dei privilegi", con la quale liberava le comunità montane dal gioco feudale dei Beseno e dei Castelbarco.

Lavarone, liberatosi dei Beseno ed occupato dai Veneziani per opera di Marino Bonci, rimase sotto il governo di Venezia fino al 1509.

La guerra del 1508, della lega di Cambray contro Venezia, coinvolse anche Lavarone. Il suo possesso a guerra finita fu a lungo contrastato, inizialmente passò sotto la giurisdizione di Vicenza.

Bernardo Clesio, Principe-Vescovo di Trento, protestò però per rivendicare Lavarone e Brancafora; finché con il congresso di Trento del 1535 furono stabilmente aggregati, come vecchia appendice del feudo Principesco - Vescovile, alla giurisdizione di Caldonazzo e quindi sia Lavarone che Luserna passarono sotto il dominio dell’Austria.

In quel periodo Lavarone si costituisce Comune Organizzato.

Tra il 1600 ed il 1700 sull’Altopiano s’intensifico il lavoro per lo sfruttamento delle foreste e per la coltivazione dei terreni disboscati.

Nel 1768, con la realizzazione della strada della Val Caretta, si svilupparono anche gli scambi commerciali con Trento e la Valsugana.

Nel 1790, il 13 gennaio, il Comune si diede un nuovo "Governo Comunale o Regola", che prevedeva due sindaci, uno per quartiere: uno maggiore e l’altro minore e dodici giurati, eletti ogni anno da tutti gli abitanti.

Intorno al 1800 l’economia rurale andò in crisi in seguito al distacco dall'Impero della Lombardia e del Veneto, comportando per gli abitanti, l’inizio dell’emigrazione portandoli all’interno dell’Impero Asburgico o addirittura oltre oceano.

Nonostante il patto della "Triplice Alleanza" sottoscritto nel 1882 da Germania, Austria-Ungheria ed Italia, il generale Franz Conte Conrad Hötzendorf, capo di stato maggiore delle forze armate Austro-Ungariche, diede l’avvio alla costruzione delle varie fortezze lungo il confine dell’Altopiano, in previsione di una guerra contro l’Italia: opere imponenti, frutto della migliore ingegneria militare di quel tempo. Questo favorì lo sviluppo di nuovo lavoro per i muratori, scalpellini, fabbri, falegnami, manovali e ecc.

Nel 1912 anche l’Italia iniziò le costruzioni dei forti Campomolon a Tonezza, Campolongo sulla Val D’Astico e Verena sulla Val d’Assa.

Nel 1915, il 24 Maggio, scoppiò la guerra con l’Italia: alle 3,55’ dal forte Verena partì il primo colpo di cannone in direzione del forte Austro-Ungarico Busa-Verle; ne seguì un secondo e poi tutto tacque. Il giorno seguente sull’Altipiano iniziarono i pesanti duelli d’artiglieria seminando distruzione e morte.

Conseguenza di ciò, fu lo sfollamento di tutta la popolazione dell’Altopiano nel centro dell’Impero, Braunau, Salisburgo, Kufstein, ecc.

Durante la guerra l’unica cosa che proliferò sull’Altipiano, furono i cimiteri di guerra. Oggi ne sono rimasti tre a Folgaria, a Slaghenaufi (Lavarone) e a Costalta (Luserna):

Solamente dopo il 4 Novembre 1918, a guerra finita e con la vittoria dell’Italia, la popolazione poté far ritorno alle loro case ad iniziare la ricostruzione.

Fra la prima e la seconda guerra mondiale, l’opera dei recuperanti demolirono tutti i forti a meno del Werk Gschwent, salvato dal Cav. Quarto Stenghele, Podestà dell’Altipiano, per la sua intercessione presso il Re d’Italia e Mussolini che convennero nel lasciarlo intatto, a ricordo di quella immane tragedia che fu la I° Guerra Mondiale.

Torna all'inizio

Home > Home Italiana > Lafraùn > La Storia


Copyright © 1999/2002 Gianpietro Per. Ind. Bertoldi. Tutti i diritti riservati.
Questa pagina è stata aggiornata il 09/10/05 .